I cybercriminali non scelgono le loro vittime in base a quanto valgono. Colpiscono chi è vulnerabile, senza distinzione fra persone fisiche, enti pubblici e aziende, PMI comprese.
Il ragionamento “siamo piccoli, abbiamo poco da rubare” è uno dei più pericolosi che un imprenditore possa fare. Essere piccoli, infatti, non rappresenta una tutela; anzi, spesso le PMI sono più esposte, proprio perché tendono ad abbassare la guardia.
In questo articolo vediamo quali sono le minacce principali, le conseguenze e cosa si può fare per proteggersi, abbattendo i costi necessari grazie ai bandi disponibili.
LE PRINCIPALI MINACCEINFORMATICHE PER LE PMI
Phishing e social engineering
Il phishing è la minaccia più diffusa e, paradossalmente, quella che ancora oggi genera il maggior numero di vittime. Si tratta di messaggi (e-mail, SMS o chat) che simulano comunicazioni ufficiali da parte di banche, fornitori, enti pubblici o anche colleghi e familiari, con l’obiettivo di sottrarre credenziali o indurre pagamenti fraudolenti.
Negli ultimi anni il fenomeno si è evoluto in modo preoccupante grazie all’intelligenza artificiale. Con i deepfake audio e video oggi è possibile imitare la voce o il volto di un dirigente aziendale in modo convincente. Non si tratta di scenari da film di fantascienza: nel 2023 (da quando la AI generativ è alla portata di tutti) i tentativi di truffa basati su deepfake sono aumentati del 3.000% rispetto all’anno precedente (fonte: Onfido). Nel 2025, queste truffe hanno causato perdite per oltre un miliardo di dollari a livello globale(fonte: Surfshark).
Furto di credenziali
Password deboli, riutilizzate su più piattaforme o non aggiornate da anni: è su queste vulnerabilità che si basa una larga parte degli accessi non autorizzati ad account aziendali, gestionali, cloud, home banking. Il furto di credenziali spesso non avviene con un attacco diretto, ma sfruttando database di password già violate in precedenti breach.
Ransomware
Il ransomware è un tipo di malware che cifra i dati dell’azienda rendendoli inaccessibili, per poi richiedere un riscatto in cambio della chiave di decriptazione. È uno degli attacchi più devastanti per una PMI: blocca l’operatività, mette a rischio anni di dati e può portare a costi di ripristino molto elevati, indipendentemente dal fatto che si paghi o meno il riscatto.
Minacce interne
Non tutti i rischi arrivano dall’esterno. Un dipendente che clicca su un link malevolo, che agisce intenzionalmente, o che semplicemente si comporta in modo non sicuro nella gestione quotidiana degli strumenti aziendali, rappresenta un vettore di attacco reale.
E qui è necessario fare un appunto sulla pratica, spesso incoraggiata dalle stesse PMI, di accedere ad account e risorse aziendali tramite dispositivi personali. La motivazione di chi la promuove è comprensibile sulla carta: un dipendente raggiungibile anche fuori orario diventa un dipendente più produttivo.
Nella realtà, è un dipendente che accede alla posta aziendale alle 21 da uno smartphone su cui non è installato nessun software di sicurezza aziendale, connesso magari a una rete Wi-Fi pubblica, senza autenticazione a due fattori.
Il dispositivo personale non è sotto il controllo dell’azienda: non si sa cosa c’è installato, come è configurato, se è aggiornato, se è già stato compromesso. Ogni accesso effettuato da quel dispositivo è una porta potenzialmente aperta sui sistemi aziendali.
PERCHÉ LE PMI SONO UN BERSAGLIO FACILE
Le PMI non vengono attaccate nonostante le loro dimensioni ridotte: vengono attaccate anche per le loro dimensioni ridotte.
Il primo elemento è il budget. Le risorse destinate all’IT nelle piccole e medie imprese sono generalmente limitate, il che si traduce spesso in software non aggiornati, soluzioni di sicurezza entry-level o assenti, e infrastrutture tecnologiche datate che presentano vulnerabilità note.
Il secondo è culturale. La sicurezza informatica è ancora percepita da molti imprenditori come un problema da “grandi aziende” o come una spesa superflua. Questa sottovalutazione del rischio si riflette in comportamenti quotidiani rischiosi: credenziali condivise, assenza di procedure di accesso, nessuna formazione al personale.
Il terzo è strutturale. Pochissime PMI hanno al loro interno una figura dedicata alla sicurezza informatica, come un IT manager. Le decisioni in materia vengono delegate a chi si occupa, tra le altre cose, anche di questo (lo “smanettone” di turno), spesso senza competenze specifiche.
LE CONSEGUENZE DI UN ATTACCO INFORMATICO
Subire un attacco informatico non significa solo perdere dei file e le conseguenze per una PMI possono essere molto ampie e difficili da assorbire.
La prima riguarda i dati sensibili. Attraverso un attacco informatico, qualcuno di esterno all’organizzazione e non autorizzato al trattamento di questi dati vi ha accesso. Dati di clienti, fornitori, informazioni finanziarie, contratti: una volta che qualcuno è entrato, il danno è fatto, a prescindere da cosa sia stato visibilmente sottratto o cancellato.
Seguono i danni reputazionali: un’azienda colpita da un data breach perde la fiducia di clienti e partner, e ricostruirla richiede tempo e risorse che spesso una PMI non può destinare a ciò.
Sul fronte normativo, il GDPR prevede sanzioni significative in caso di violazione dei dati personali non adeguatamente protetti. L’obbligo di notifica all’autorità di controllo e agli interessati, unito alle possibili sanzioni, aggiunge un ulteriore livello di esposizione.
A questo si aggiunge il possibile blocco operativo: un attacco ransomware o una compromissione profonda dei sistemi può fermare l’azienda per giorni, con conseguente perdita di fatturato e costi di ripristino che possono risultare insostenibili per una realtà di piccole dimensioni.
COME PROTEGGERSI: LE MISURE ESSENZIALI
Investire in cybersecurity non significa necessariamente sostenere costi enormi. Significa fare le scelte giuste e con metodo.
Il primo passo è dotarsi di software specifici per la sicurezza informatica: soluzioni antivirus evolute, firewall, sistemi di rilevamento delle minacce(EDR) e strumenti per la gestione degli accessi. Qualcosa di più efficace dell’antivirus incluso nel sistema operativo.
Altrettanto fondamentale è costruire un piano di disaster recovery: cosa faccio se un attacco va a segno? Chi chiamo? Come ripristino i dati? Avere un backup regolare e un piano d’azione chiaro può rendere gestibile e un danno altrimenti irreversibile.
Anche i sistemi aggiornati sono un requisito di base. La gran parte degli attacchi sfrutta vulnerabilità note in software non patchati: aggiornare regolarmente sistemi operativi, applicativi e firmware riduce significativamente la superficie di attacco.
Infine, e forse soprattutto, la formazione del personale. Il fattore umano è coinvolto nella stragrande maggioranza degli incidenti informatici. Un team formato a riconoscere un’e-mail di phishing, a gestire le credenziali in modo sicuro, a comportarsi correttamente con i dispositivi aziendali, è il presidio più efficace che un’azienda possa costruire.
FINANZIARE LACYBERSECURITY CON I BANDI PER LE IMPRESE
Investire in sicurezza informatica è necessario. La buona notizia è che, in molti casi, non devi dedicare risorse economiche interamente tue.
Esistono strumenti di finanza agevolata specificamente pensati per supportare le PMI in questo ambito. Il Bando Cybersecurity, un bando nazionale, consente di ottenere contributi per l’acquisto di tecnologie e servizi legati alla protezione informatica. È uno strumento pensato proprio per abbattere la barriera economica che spesso frena le PMI dall’investire adeguatamente in questo settore.
Sul fronte della formazione troviamo alcuni bandi dedicati, come quello della CCIAA di Brescia, e i fondi interprofessionali, uno strumento efficace anche se poco utilizzato. Queste soluzioni ti permettono di finanziare (in parte o totalmente) percorsi formativi sulla cybersecurity per il personale aziendale, compresi corsi di sensibilizzazione e consapevolezza riguardo al tema.
CONCLUSIONI
Gli attacchi informatici non sono solamente quelli fatti da Q-ANON e organizzazioni simili. Sono anche quelli che ricevi sulla tua casella di posta, dove un’istituzione ti manda un reminder di pagamento che non devi fare, con indirizzo e-mail e loghi del tutto verosimili. Nella maggior parte dei casi abbiamo imparato a riconoscerli, ma come abbiamo visto, anche a causa dell’uso dell’intelligenza artificiale, questi attacchi sono in aumento, così come aumentano i danni provocati.
Noi possiamo supportarti nell’accesso ai fondi per rafforzare la tua sicurezza informatica, e studiare con te un piano formativo dedicato per garantirti un team in grado di proteggersi dai principali attacchi. Per valutare con noi il tuo progetto di investimento in cybersecurity, prenota la tua consulenza gratuita.
Fonti e Approfondimento
Aumento dei tentativi di truffa basati su deepfake: https://www.entrust.com/company/newsroom/onfido-launches-first-fraud-lab-as-deepfakes-increase
Oltre 1miliardo di dollari per truffe deepfake: https://surfshark.com/research/chart/ai-deepfake-losses?srsltid=AfmBOorLD9icGTMUdDBxAf2X3bnlknG90d4FcnE1ok5MgH39tYvvB-VK
Aggiornamento attacchi informatici in Italia: https://surfshark.com/research/data-breach-monitoring?country=it
Attacchi informatici alle PMI: https://guardz.com/blog/33-phishing-statistics-every-msp-should-know-about/
Cosa fare se hai cliccato su un link di phishing: https://surfshark.com/it/blog/ho-cliccato-su-un-link-phishing





