Dieci anni di incentivi per la trasformazione delle imprese
Nel 2016 il Governo italiano ha lanciato il Piano Industria 4.0, partito con la logica dell’iperammortamento, poi passato ai Crediti d’Imposta per tornare, quest’anno, all’Iperammortamento.
Cosa è cambiato dal 2016 ad oggi?
Aldilà del nome che viene dato a queste misure, in questi anni sono cambiate le modalità di accesso, gli iter previsti per ottenere le agevolazioni, ma anche gli obiettivi.
Se nel 2016 la finalità era principalmente tecnologica, con l’introduzione della Transizione 5.0 l’obiettivo è virato verso la “Twin Transition”, la doppia transizione, ovvero una transizione digitale che contribuisca a migliorare la sostenibilità ambientale delle imprese.
Proviamo a mettere ordine.
Da Industria 4.0 alla twin transition: il contesto
Il Piano Industria 4.0 nasce con un'idea precisa: sostenere le imprese italiane nella digitalizzazione dei processi produttivi. Macchinari interconnessi, sensori, automazione, raccolta e analisi dei dati: l'obiettivo era portare la fabbrica italiana nel nuovo millennio.
Lo strumento iniziale era l'iperammortamento, ovvero la possibilità di dedurre dal reddito imponibile una quota superiore al costo reale dei beni acquistati, riducendo così il carico fiscale. Un meccanismo semplice nella logica, complesso nella pratica contabile, ma che le imprese avevano imparato a conoscere.
Con il cambio di governo e la Legge di Bilancio 2020, il meccanismo è cambiato: l'iperammortamento è stato sostituito dal credito d'imposta, più immediato e più visibile a bilancio. È il sistema con cui ha operato la cosiddetta Transizione 4.0, il piano che ha accompagnato le imprese fino al 2025.
Nel frattempo, però, il mondo stava cambiando. La crisi energetica del 2022 e gli obiettivi europei di decarbonizzazione hanno messo al centro un'altra transizione: quella green. Il concetto di twin transition, doppia transizione digitale e sostenibile, è diventato la cornice entro cui si muovono oggi le politiche industriali europee.
Da questa cornice nasce la Transizione 5.0.
Transizione 5.0: un’idea buona
Il credito d'imposta Transizione 5.0, attivo dal 2024 e finanziato con i fondi del PNRR, aggiungeva alla logica della 4.0 un requisito nuovo: l'investimento doveva portare a una riduzione misurabile dei consumi energetici dell'impresa.
Non bastava acquistare un macchinario interconnesso: bisognava dimostrare, con diagnosi energetiche e certificazioni tecniche, che quell'investimento avrebb ridotto il consumo energetico del processo produttivo o dello stabilimento. Incambio, un credito d’imposta più alto: fino al 45% per i primi scaglioni di investimento, contro il 20% della 4.0.
Com’è andata lo sappiamo bene: iter complesso, norme tardive, partenza lenta e finale dolce amaro.
Come abbiamo analizzato in un articolo dello scorso anno, la lentezza della 5.0 non era casuale: era il risultato di un impianto normativo tecnicamente ambizioso, ma operativamente non ancora pronto per essere assorbito dalla maggior parte delle PMI.
La Transizione 5.0 rappresenta un caso importante per due diversi motivi:
- E’ la prima misura che introduce e persegue gli obiettivi di doppia transizione, premiando gli investimenti digitali che riducono l’impatto ambientale delle imprese
- Introduce iter burocratici precisi, che permettono un controllo maggiore sull’accesso ai fondi disponibili
Di questi, il nuovo Iperammortamento mantiene l’iter burocratico, ma torna sui suoi passi rispetto agli obiettivi green, tornando all’incentivo indirizzato unicamente alla transizione digitale, come faceva il Credito d’imposta 4.0.
Iperammortamento: un ritorno, non un nuovo inizio
Dal 1° gennaio 2026, il credito d'imposta Transizione 5.0 non è più in vigore. Al suo posto, la Legge di Bilancio 2026 ha reintrodotto l'iperammortamento: stesso nome degli anni 2017-2019, logica analoga, ma con alcune differenze importanti.
Cosa è rimasto uguale: la possibilità di dedurre dal reddito imponibile una quota maggiorata del costo dei beni agevolabili, con aliquote decrescenti al crescere dell'investimento.
Cosa è cambiato rispetto alla 4.0 e alla 5.0:
- Orizzonte triennale: l'agevolazione copre gli investimenti effettuati dal 1°gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Le imprese possono finalmente pianificare con calma, senza la pressione della scadenza annuale.
- Nessun requisito energetico: a differenza della 5.0, non è richiesta la riduzione dei consumi. Non è richiesta la diagnosi energetica, magli investimenti green non sono incentivati con agevolazione maggiore
- Risorse nazionali: non è finanziato dal PNRR, il che significa nessun vincolo europeo e procedure più snelle lato normativo. La dotazione complessiva è di9,8 miliardi di euro per il triennio.
- Aliquote sulla maggiorazione (non sul costo, ma sul valore fiscalmente riconosciuto):
- Fino a €2,5 milioni di investimento: maggiorazione del +180%
- Da €2,5 a €10 milioni: +100%
- Da €10 a €50 milioni: +50%
C'è qui da chiarire una cosa che genera spesso confusione: il ministero chiama questa misura "Nuovo Piano Transizione 5.0", ma tecnicamente l'iperammortamento è uno strumento diverso dal credito d'imposta 5.0, non solo nelle modalità agevolative, ma proprio a partire dagli obiettivi della misura. Il nome è una scelta di continuità comunicativa, non tecnica.
Una procedura consolidata
Vale la pena riflettere sulla questione delle procedure.
Come dicevamo, la procedura di accesso alla 5.0 ha contribuito a ritardare la richiesta di agevolazione da parte delle imprese. Tuttavia, il meccanismo di accesso è stato mantenuto e, anzi, addirittura complicato leggermente, con l’aggiunta delle comunicazioni periodiche.
Nonostante questo, l’accoglienza dell’iperammortamento è stata ottima: solamente nella prima settimana, dei 9 miliardi disponibili sono già stati prenotati 1,25 miliardi.
Questo ci dice una cosa: non sono le procedure in sé a generare reticenza e disagio, ma il cambiamento e la poca dimestichezza iniziale. Dopo 2 anni dall’introduzione della Transizione 5.0, le procedure sono state ampiamente digerite da consulenti e imprese, che a questo punto non si trovano in difficoltà a seguire l’iter per ottenere l’iperammortamento.
Cosa resta della doppia transizione
Se ci limitiamo a guardare l’evoluzione delle misure legate a Transizione 4.0 e 5.0 verrebbe da dire “Niente, siamo tornati alla transizione digitale e basta”. Tuttavia, la scelta di perseguire obiettivi di doppia transizione si è velocemente dipanata fra diverse misure agevolative. Ad oggi è veramente difficile trovare bandi che non citino, tra finalità e obiettivi, la doppia transizione, la digitalizzazione di impresa e il miglioramento dell’efficienza energetica.
Certo, la promessa che gli sforzi per la riduzione dell’impatto ambientale fossero premiati con una misura importante qual è l’iperammortamento (nonostante si continui a chiamare “Nuova Transizione 5.0”) sono stati disattesi. Ma il cambio generale di visione, di direzione e di obiettivi è evidente all’interno di tutte le altre misure agevolative.
Cosa significa per la tua impresa, oggi
Se stai valutando un investimento in macchinari o tecnologie digitali questo è il momento per agire godendo delle agevolazioni disponibili.
L'iperammortamento ha un orizzonte di quasi tre anni, requisiti tecnici chiari e una dotazione di fondi ampia. Non è un'opportunità che scade a dicembre, ma non è nemmeno una risorsa infinita: le prenotazioni vengono monitorate quotidianamente dal GSE, la storia recente degli incentivi italiani insegna che aspettare troppo può significare trovare le risorse esaurite.
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