Aggiornamento a marzo 2026, in attesa del decreto.
Con la pubblicazione della legge di bilancio, il quadro sul c.d. iperammortamento risulta essere un po’ più chiaro ed è quindi possibile iniziare a fare i primi conti.
LE CONFERME DELLA FINANZIARIA
A differenza di quanto proposto nelle bozze, la finanziaria ha confermato solo le quote di ipervalorizzazione del costo fiscale che erano state proposte per i beni 4.0, togliendo così il premio per il conseguimento dell’efficienza energetica.
Le quote, quindi, sono:
- +180% per investimenti ≤€ 2,5milioni
- +100% per investimenti > € 2,5 milioni e fino a € 10 milioni
- +50% per investimenti > € 10 milioni e fino a € 20 milioni
Le imprese possono valorizzare i beni presenti nei nuovi allegati IV e V, che sostituiscono i precedenti allegati A (beni strumentali) e B (software).
⚠️ Un aggiornamento diffuso il 12/03/2026 toglie il vincolo di acquisto di beni prodotti in Europa o in Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo.
RISPARMIO CALCOLATO SUL COSTO DEL BENE
Transizione 4.0, Allegato A
Transizione 4.0, Allegato B
Iperammortamento
Facendo un rapido confronto, si può notare come la proposta comporti una riduzione del costo fiscale tutto sommato in linea con le aliquote dell’ex credito d’imposta 4.0, risultando addirittura premiante rispetto alle aliquote previste per il triennio 2023-2025.
Inoltre, rispetto a tutte le annualità della Transizione 4.0, c’è un notevole vantaggio per l’acquisto dei beni immateriali (ex. All. B), precedentemente agevolabili fino ad un investimento massimo di €1 milione.
E LA 5.0?
Questo discorso vale se non si considerano le aliquote previste per gli investimenti 5.0, in beni materiali e immateriali (sempre allegati A e B) che contribuissero a un efficientamento energetico misurabile e comprovato.
2025
Da una parte, per gli investimenti che garantissero il massimo risparmio richiesto, le aliquote 5.0 risultano leggermente più favorevoli rispetto al risparmio fiscale conseguito con l’iperammortamento 2026.
Dall’altra parte, c’è da considerare il fatto che, per raggiungere quelle aliquote, l’efficientamento conseguito doveva essere significativo (riduzione dei consumi totali della sede produttiva pari almeno al 10% o riduzione dei consumi del processo target pari almeno al 15%) e comprovato da diagnosi energetica ex-post, diagnosi che comportava anch’essa un costo non sempre coperto dall’agevolazione.
Secondo questo confronto, la fascia di investimento più penalizzata rispetto al 2025 è quella per investimenti compresi fra €2,5 milioni e €10 mln.
RICAPITOLANDO, BENI MATERIALI
N.B.: il valore corrispondente del risparmio calcolato sul costo del bene per l’Iperammortamento, è calcolato con un’aliquota IRES 24%. Al variare dell’aliquota (per esempio per imprese che non pagano l’IRES ma l’IRPEF), anche il beneficio finale cambia.
CONCLUSIONE
Facendo una valutazione molto rapida sul confronto e sull’evoluzione delle agevolazioni, si può dire che l’iperammortamento rappresenti un buon compromesso per le imprese, con un beneficio finale premiante rispetto alla precedente misura Transizione 4.0.
Restano da considerare alcuni fattori, fra cui le diverse percentuali di imposte che le imprese pagano ogni anno, così come diverso impatto che l’ipervalorizzazione del bene ha sull’utile e sulla perdita delle imprese.




